MEDEA METAMORFOSI

foto Corrado Ceron

foto Corrado Ceron

regia scena drammaturgia di Patricia Zanco/Daniela Mattiuzzi, testo originale di Franca Grisoni MEDEA, con Roberta Guidi, Alessandro Sanmartin, Daniele Preto, Valentina Dal Mas e Patricia Zanco, musiche di Michele Braga e Enrico Fiocco, luci Federico Fracasso, foto Corrado Ceron

Mήδεια – Medea – Metamorfosi, universalizza l’introspezione per scavare nelle viscere di un dolore che disumanizza, per denudare l’anima disumana della disperazione, per avvicinare la lucidità folle di un sentimento devastante e dilaniato.  È intensa l’alienazione incarnata dalla protagonista, che dà corpo e voce a una Medea straniera, sola, devastata, resa cieca e brutale da un dolore che non si può dire con parole ‘ordinarie’. Lavoro giocato sull’aspra sonorità di una lingua prima, antica, barbara, e sulla potente ricchezza della voce di Medea, che libera nello spazio della scena tutta la rabbia del tradimento subito e della lucida vendetta ad eliminare l’intero seme di una umanità corrotta.

Medea è sì vendicativa ma è anche capace di denunciare la malvagità consentita da un potere corrotto. Lei stessa non si sottrae alle sue responsabilità e non nasconde nulla ma è l’unica voce che si erge dal profondo nel gridare quanto sia in disfacimento il valore stesso della vita. La scelta registica di mantenere la lingua della Grisoni, autrice del testo, restituisce una forza barbara e dirompente alla vicenda narrata da Euripide. Le parole sono tutte masticate e risputate dalla sola bocca della protagonista, mentre Giasone e Creonte appaiono come allusioni, ombre mobili di corpi fugaci. Nonostante i corpi degli altri interpreti vadano a popolare la scena (in movimento o in veste di cadaveri), anche il coro viene assorbito nell’unica voce di Medea, che dà una forza ancestrale alle lamentazioni riarrangiate nel dialetto brutale e impervio. La voce, densa di suoni e rabbia, regola e scandisce i ritmi degli attori in scena e delle marionette che rappresentano la corruzione ed il potere degradato di ieri ed oggi.

Emerge una Medea attuale spinta in un incrocio di tempo e spazio dove il presente erompe inattuale, per reagire al vuoto pieno di rinunce, assordato dalle menzogne, abitato da speranze deluse. Un vuoto riempito dall’opulenza e dall’indifferenza come addormentamento sociale, nella noia senza poesia dove i sogni si infrangono.

In continua oscillazione tra antico e contemporaneo, la partitura musicale arricchisce e si amalgama all’azione scenica, senza porsi come guida o didascalia. Un tappeto sonoro che si accosta alla musicalità dell’intreccio linguistico creando un efficace spazio bidimensionale. La ricerca del linguaggio, la sperimentazione vocale e sonora caricano di valore espressivo questo teatro della voce. (da G.B.Marchetto, R.Rinaldi, R.Borga, E.Conti, S.Ferrari)

produzione fatebenesorelle teatro – OperaEstate Festival – con il sostegno di Fondazione Etica e la collaborazione di Memmusic.

Recensione Giornale di Vicenza 26.5.14 di Alessandra Agosti

MEDEA METAMORFOSI | promo from Fatebenesorelle teatro on Vimeo.